Ho deciso di chiudere il mio vecchio blog e di postare qui gli interventi che più mi son piaciuti, giusto per non mandarli in prepensionamento.

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22 marzo

Messalina

Messalina piange al vento di chi guida il proprio istinto fuori dalla razio fredda che si stringe attorno al mondo.
Messalina non cavalca quelle tetre ossessioni di chi arriva prematura alle gelide flessioni di un pensiero assai profondo fatto ancora di visioni come quando venne al mondo, sporca, fredda e tremolante vide il grembo di sua madre esalar l’ultimo respiro in un corpo ormai morente.
Messalina riconosce quell’odore della notte giust’appena per coprire le più anguste malefatte, quelle rapide follie che attraversan le sue vene, come strade lastricate nella Roma delle pene.
Messalina senza occhi, nè pudore, nè vergogna non rifiuta di cercare strane e torbide apparenze di chi mastica insistente il gusto amaro dell’eccesso, fatto solo e inutilmente d’incresciose situazioni.
Ispirazione mattutina, ma come al solito non riesco a concludere con un finale decente.

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La Notte.

Maschero il mio sguardo di lucida attenzione,
mentre aspetto la condanna nel dissolversi del tempo.

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17 maggio

Come Caronte

Miseri e angusti sono
smorfie e sospiri che squarciano le tue maschere d’autunno,
perpetuano costanti ogni singola emozione
calcando senza sosta quei tracciati sul tuo viso,
che rendono visibile ogni pianto di un passato
reso vuoto da un presente dove il giorno non esiste.
Tenebre negli occhi che muoiono assieme alle luci del tuo animo,
Feriscono la mente quasi fossero spinate,
e gridano incessanti cavalcando venti di maestrale
quel tuo nome assai pensante che non vuoi più ricordare.
I tuoi timpani non odon melodie di canti antichi,
e i tuoi occhi più non vedon quei tramonti dei colori dell’arancio,
ma nel cuore provi ancora quello squarcio assai profondo
che contorce ogni silenzio che macchiò quel freddo inverno
resti fermo a non pensare al tuo sangue del colore dei ciliegi.
Ed ora poni i remi in barca, della morte hai già l’odore.

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30 aprile

L’epitaffio della falce.

La miseria d’un sospiro esalato in un momento,
che ti toglie via la vita come un folle tradimento.
Con la smorfia di dolore che ti spinge verso il pianto,
e quel gelido tepore che ti smorza ogni lamento.
La dolce morte ti reclama nel suo gelido abbraccio,
del tuo sangue già conosce il buon sapero di un miraggio,
mentre sente rallentare ogni battito del cuore,
nella vana ormai speranza di lenire ogni dolore.
Ti scruta distante con occhi di ghiaccio,
ti sente arrivare, preparati al peggio,
inutile piangere, pregare o soffrire,
perchè dalla sua falce non potrai fuggire.

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15 aprile

Il Titolo…

Inizierò cosi…
Inizierò dal titolo!
Cosa vuol dire?
Vuol dire che ogni vita presente sulla nostra terra è capace, nel bene e nel male, di lasciare il segno, quasi andando a scavare un solco sul nostro “BelPianeta”, e questo solco non sarebbe altro che la prova della nostra esistenza…
Ogni persona ha la propria storia, ognuno di noi ha in mente la propria biografia….
Chi di noi non ha nemmeno una storia interessante da raccontare?
Nel nostro piccolo siamo tutti attori protagonisti del nostro romanzo, stretti nel ruolo che ci viene assegnato…
La nostra vita è il più bel romanzo che ci capiterà per le mani!
E la Romanza d’Esistenza altro non è che il romanzo della mia, raccontata attraverso scritti più o meno comprensibili ai più, rappresentanti i miei pensieri, i miei legami, la mia vita, il mio solco…
Che poi, presto o tardi, in un solco ci finiamo tutti!

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