Questo viaggio inizia di mattina, col sole che bagna la mia pelle e la brezza che illumina i miei sensi.

E un viaggio di cui conosco la strada, un viaggio dove perdersi è impossibile e le strade da percorrere sono note.
Il cammino è ora tortuoso, ora in discesa; adesso piove, più avanti torna il sole.
Decido io come sarà il cammino, e ci penso strada facendo.
E un viaggio intimo e profondo, legato allo sguardo che poso su me stesso, un doppio filo che collega autostima e senso di colpa, difficile da definire.

Dove voglio andare non importa, non ho una meta e posso tornare a casa quando voglio. Quello che voglio è dare un valore al mio pellegrinaggio, o alla mia gita, o alla mia incursione, o alla mia crociata, o alla mia svolta, o alla mia gara, o al mio vagabondare, o ad un qualsiasi vocabolo che sia inventato o meno.
La bellezza di tale viaggio risiede nel fatto che tutto può essere deciso in tempo reale, e quando avrò bisogno di redenzione percorrerò strade tortuose, come in un pellegrinaggio; quando vorrò riassaporare i bei momenti sarà una gita in una splendida giornata di sole.
La storia viene scritta a posteriori, e sta allo scrittore decidere quale sarà la parola finale del racconto, io non ho ancora deciso la mia, il che mi spaventa.

Ho paura e desiderio che quei ricordi non siano gli ultimi, che ne possa aggiungere altri. Altri metri percorsi su strade ancora sconosciute, ma in quel caso non sono ancora ricordi, quindi…
Cosi come ho meritato di viverli merito di custodirli, ed in fase di montaggio posso decidere di tagliare alcune parti scomode, e tenere tutto il resto.
Farò tesoro del mio viaggio, e quando ne avrò voglia potrò sempre viaggiare, decidendo di volta in volta quale strada prendere, e quali sensazioni rievocare per placare la mia inconcludenza o sorridere malinconicamente.

Lo scrivo perché rimanga, non vorrei perdere parti del viaggio ed accorciarlo di volta in volta, l’importante è solo ricordare.

Sono confuso.
La spirale evolutiva ha stretto la sua morsa nell’ultimo secolo tanto d’aver soffocato lo scorrere del tempo, ormai in ripida discesa.
Piegato dal comfort, abbandonato alla semplicità… l’uomo non è che il debole involucro contenente una fragile essenza, ossessivamente dipendente da tutte quelle cose che semplificano ed accorciano la vita.

Tecnologia: soltanto il termine c’immerge in un futuro immaginato fino a ieri, ed oggi reso reale; fredda lama che recide la distanza tra l’uomo e l’ostacolo.
La mente al servizio della comunità.
Viviamo in una realtà priva di barriere, distanze e catene; siamo capaci di percorrere migliaia di kilometri in poche ore, di comunicare da un pianeta all’altro, di accedere ad ogni tipo d’informazione in tempo reale, di riempire il nostro tempo libero nei modi più svariati.
Ma cosa ne abbiamo raccolto?
Verso cosa stiamo progredendo?

Perché allora la gente è più stupida?
L’arte ridotta al pop, minima espressione del concetto che teoricamente dovrebbe esprimere; l’emozione che trapela dall’opera d’arte moderna è figlia della stessa modernità, incastonata in quel fragile guscio incapace di schiudersi.
L’esercito della banalità musicale ormai è troppo numeroso, sopravvive solo qualche piccolo bastione in campagne desolate.
Letteratura?
Si, ma la preferivo nel primo film…i primi film sono sempre più belli dei sequel!
La comunicazione moderna sta uccidendo la nostra lingua, diventata ormai minimalista ed essenziale, portando all’esasperazione la forma; complici del delitto le chat, gli sms e tutte quelle nuove forme di comunicazione moderne che hanno spodestato la forma dal trono delle priorità, sostituendola col fattore tempo, ormai ben più importante.

La gente è sempre più ignorante, sempre più debole.
Falene incapaci di farsi strada nel bozzolo alla ricerca della luce.
Siamo stressati, depressi, angosciati, intimoriti e stanchi.
Quindi a cosa ci è servito il progresso?
Forse a migliorare la qualità degli spazi vuoti?
Adesso è molto più facile riempire il tempo libero, il tempo passa più in fretta.
E cosa ci aspetta alla fine del tempo?
Niente, alla fine non c’è mai niente che aspetta.

Il mio monito non grida al “era meglio quando si stava peggio”, è semplicemente un quadro dalle tinte forti di come l’ostacolo ha reso l’uomo speciale, capace di opere che andranno svanendo nel tempo a causa dell’inesorabile avvicinamento tra esso, e quel che crea artificialmente.

Dall’era della sintesi, che un dio ce ne salvi!

Scrivo ch’è presto al mattino, ma con diverse ore di veglia già sulle spalle, per raccontare l’inquietitudine sconcertata di chi è stato vittima di un abuso corporale assolutamente incondonabile.

Mancavano poche decine di minuti all’una del mattino che decido di dare al mio corpo svariate ore di riposo, preoccupato da una zanzara che incessante si precipita verso di me alla ricerca di  buon sangue.
Per mia fortuna pare che i suddetti insetti non siano ghiotti della mia linfa vitale, al che la mia unica preoccupazione restò quella d’ingurgitarla poichè sono solito dormire con la bocca aperta.

Ignaro di ciò che stava per accadermi mi accascio sul fianco destro, abbandonandomi dolcemente laddove il peso della palpebra mi conduceva.
Successivamente il buio.
Il ricordo più lontano che ho, andando a ritroso, è un sogno dai contorni trasparenti, dalle immagini sfocate e dalle tinte sbiadite; ricordo solo che sognavo, e mi dimenavo  avvolto solo da qualche indumento e circa 30° capaci come sempre di mettere a dura prova la mia sopportazione.
Ero agitato, testimoni le lenzuola di un letto divenuto trincea ed il mio corpo soggiogato dell’estro che incessante realizzava posizioni sempre nuove a scapito di un più appagante riposo.

Mancano pochi minuti alle 5 del mattino che mi ritrovo steso e con gli occhi aperti.
Il letto è una trincea anni dopo una triste guerra, ed i 30° hanno vinto la battaglia contro la mia sopportazione, facendo leva sul fattore sudorazione.
Col passare degli attimi l’occhio schiarisce il buio, e le sinapsi tornano a funzionare, ricostruendo le dinamiche di un risveglio sobbalzato come pochi.
Questione di secondi, quel tanto che basta ai miei sensi spaesati di riprendere il contatto con la percezione della realtà, catapultandomi d’istinto verso l’interruttore della luce.

Mentre con la mano mi protendo verso il suddetto, realizzo cos’è successo; la mia mente offre alla mia razio i ricordi e le sensazioni ree del mio risveglio.
Un formicolio, un fastidio sul fianco sinistro, credo fosse il braccio.
No, forse era la gamba.
Non so quale fosse stato il principio, ma so bene che tutto è cessato sul  mio braccio, all’altezza della spalla, a pochi centimetri dal mio viso.
Un repentino movimento della mano destra che scorreva lungo tutto il fianco sinistro è stato un riflesso incondizionato.
PLUCK
Quasi come destato da un bravo ipnotista quel suono apatico è stato il segnale colpevole del mio risveglio.

La luce s’accende.
Il mio sguardo era già lì, dove terminava l’arco tracciato dalla mia mano in quel gesto primitivo ed involontario.
Li che mi fissava, con le braccia conserte, c’era uno scarafaggio dalle brune membra, esattamente tra il marrone più scuro ed un rossastro molto forte.
A fatica rantolava sul guscio, incapace di rimettersi in piedi.
Quelli come lui odiano la luce, quelli come me odiano lui.
Non so cosa ci facesse su di me, non so come ci sia arrivato.

I minuti successivi furono agghiaccianti, sguazzavano tra lo sdegno e lo sporco; non sapevo che fare prima, se andarmi a lavare o punire l’impavido gesto con quel che si meritava.
Ho optato per la punizione, quella massima stavolta, niente sconti di pena, l’affronto era troppo grave.
La mia scarpa non avrebbe avuto l’onore di compiere tale gesto, nè tanto meno avrei permesso che un suo ricordo restasse sotto il mio piede, quindi ho optato per un giornale, delicatamente poggiato sopra il mio nemico giurato, quasi un cappuccio in testa prima dell’esecuzione a sangue freddo.
Il mio piede fece il resto, quel che resta adesso è una macchia nera sull’editoriale in prima pagina.

Il resto è facilmente predicibile: doccia, insonnia, internet.
E son passate le 8.
In questa casa devo viverci ancora per 30 giorni, se potessi non dormirei per tutto il tempo, ma purtroppo non posso, quindi mi tocca affrontare ka questione, e a mali estremi, estremi rimedi!

Che la guerra abbia inizio!

Seconda Parte

Febbraio 2, 2009

“Tempo e Mistero”

Parecchi anni addietro, Tim partì lontano dalla sua Principessa; la baciò sul collo, prese la sua borsa ed uscì chiudendosi la porta alle spalle.
Tim prova rammarico per quell’episodio, infatti adesso viaggia per ritrovarla, per mostrarle quanto fosse triste, ma buono allo stesso tempo il suo animo.

Per molto tempo, egli ha pensato che entrambi stessero coltivando una relazione perfetta.
Lui fervamente protettivo, s’incolpava per gli sbagli d’entrambi cosi che lei non si sentisse afflitta.
Lei, dal canto suo, teneva a freno i suoi stessi errori, cercando di accontentarlo.

Ma essere completamente asservito a lei comportava severe implicazioni.
Per accontentarti perfettamente, lei deve capirti perfettamente.
Cosi facendo non è possibile affrontare le sue aspettative, nè tantomento sfuggire ad esse.
La sua benevolenza lo ha avvolto, e gli obiettivi della sua vita nascosti su una mappa che lei stessa ha disegnato.

Tim aveva bisogno di essere non manipolabile.
Aveva bisogno di una speranza di trascendenza.
Aveva bisogno, ogni tanto, di essere immune dal tocco caritatevole della sua Principessa.

In lontananza, Tim vide un castello dove le bandiere sventolavano anche quando il vento si calmava, ed il pane in cucina rimaneva sempre calmo, tutto immerso in un pizzico di magia.

Fine Seconda Parte.

Storia a puntate

Febbraio 1, 2009

La storia in questione non è mia, ma ci tenevo a pubblicarla perchè la trovo…non lo so, la trovo e basta.
Ci tengo a precisare che ho preso lo script originale e l’ho tradotto di mio pugno, dando un’interpretazione volte diversa, aggiungendo e tagliando parti a mio piacimento, una sorta di piccolo rifacimento.

“Tempo e Perdono”

Tim è via alla ricerca della sua Principessa; è stata rapita da un mostro terribile e maligno.
Ciò è accaduto perchè Tim ha commesso uno sbaglio.

Non uno, egli ha commesso molti sbagli nel tempo trascorso insieme a lei, diversi anni or sono.
I ricordi della loro relazione sono diventati confusi e vaghi, ma uno solo rimane ben chiaro nella mente di Tim: la sua Principessa che gli volta le spalle, con la sua treccia che sferzava con disprezzo.

Tim sa bene che lei ha provato ad essere misericordiosa con lui, ma chi può cancellare una colpevole bugia, una pugnalata alle spalle?
Tali errori cambiano una relazione irreversibilmente, anche se abbiamo imparato la lezione e non li ripeteremmo mai.
Lo sguardo della sua Principessa si fece più freddo, e lei divenne più distante.

Il mondo in cui viviamo, con le sue leggi di causa ed effetto, ci ha insegnato ad essere avidi di perdono.
Ad essere pronti al perdono si corre il rischio di uscirne amaramente feriti.
Ma se abbiamo imparato dagli errori e siamo migliori grazie ad essi, non dovremmo essere ricompensati da tale lezione, piuttosto che essere puniti a causa dello sbaglio?

E se il nostro mondo fuzionasse diversamente?
Supponiamo Tim potesse dirle: “Non intendevo dire ciò che ho detto!”, e lei rispondesse:” Va bene, ti capisco…”, e lei non se ne andasse via bruscamente e la vita continuasse come se nessuno avesse detto nulla?
Si potrebbe annullare l’effetto dannoso dell’errore diventando comunque più saggi attraverso l’esperienza vissuta.

Tim e la sua Principessa pranzano nel giardino del castello, ridendo di gusto e dando nuovi nomi ad uccelli variopinti.
Gli errori sono messi da parte, nascosti tra le piaghe del tempo, al sicuro.

Fine Prima Parte.

Gennaio 24, 2009

Suona la vita che mai si ripeta per ogni colore che cade di tono, mostrandone i pezzi di cocci riposti, taglienti e pungenti e dan poche risposte.

Mercadie di gesta, pensieri e respiri; melodici valzer e tele sottili, slegate e contorte con note gentili, dipingono un mondo legato a dei fili.

Crea, realizza e distruggi; scala, vinci e conquista; slega nodi e spezza  catene; collega synapsi e straccia confini.
Libera la schiavitù e schiavizza la libertà, perchè quello che è già nato prima o poi morirà, ma se quel che nacque è morto nulla dopo nascerà.

Ed il cerchio non deve chiudersi…

Ebbenesì…

Mi trovo a fare i conti con l’ennesima partenza, un viaggio verso un paese lontano, per la precisione: il mio.
Dunque un ritorno…
Io vengo da li, ci provengo e sfortunatamente ci appartengo; come se una strana forza invisibile mi tenga legato a quei luoghi spettatori della mia crescita.
Vengo da un posto in cui la povertà cammina scalza per le strade, nonostante la sua nazione faccia parte del G8; un posto in cui ci sono ragazzi che a 30 anni aspettano ancora la chiamata di Lippi in nazionale, tanto i soldi per uscire non ci sono, mentre sognare costa poco…
Vengo da li, dove sorgeva un’antica necropoli greca, dove adesso camminano i morti di cento e più generazioni, li dove quel luogo è stato teatro di battaglia durante la grande guerra del ‘44…
Vengo da dove il cattivo confonde il buono e si mescola con esso, dove ci s’influenza e ci si cambia…ma sempre in peggio…
Vengo sempre da li dove ho visto morire la gente che da vivere aveva ancora molto, almeno sulla carta…
Vengo da dove un figlio di avvocato è diventato spacciatore, e da dove un criminale è diventato sindaco; da li dove a paragone una città fantasma del far west è un oasi felice…

Quindi vado li…
Ci ritorno…
Mi preparo psicologicamente…
Sono pronto…

E sarò altrettanto pronto a partire nuovamente!

Perchè mi rompo dei blog?

Novembre 14, 2008

Ho notato che dopo un pò inizio a trascurarli ed a non scriverci più…


BASTA!


Mi sono imposto di ricominciare a scrivere!
Anche se sinceramente mi mancano gli argomenti…
Se ci sono volontari, vi prego di scrivere tra i commenti se c’è un argomento che potrei sviscerare, sarei ben lieto di accontentarvi!(cazzo parlo come uno che ha migliaia di visite al giorno, quando invece se raggiungo 20 è già tanto!:D)

Voci dall’Italia…

Ottobre 29, 2008

Corrono voci riguardo soventi piogge ed acquazzoni su tutta la penisola, mah…sinceramente…qui piove tutti i giorni!

Le minime in Italia sono scese fino a 16 gradi…ma…sinceramente…qui la media serale è 5, e cmunque si sta bene!

Boh per il resto tutto ok, quest’hallouiiin sta passando easy…

Profumi d’estate…

Ottobre 12, 2008

Negli ultimi giorni sono stato davvero bene, mi sentivo d’esser tornato a quest’estate, sensazione che non provavo da…quest’estate…

Tante cose, a partire dalla visita di Maho, felicemente prolungata, alle bellissime giornate di sole, a Mamadou sceso dalla Svezia per qualche giorno…

Mi sono sentito riportato indietro nel tempo, e mentre scrivo mi ricatapulto nel presente poichè domani riaccompagno Maho all’aeroporto e si ricomincia a lavorare.

Inultile pure dire come mi sento…
Mi farò forza programmandomi i prossimi mesi e valuterò tutto quel che sarà necessario valutare al fine di tornare a vivere serenamente come nei mesi scorsi!

PS. a giorni nuovissie foto!